Ecco perché la Romania è molto meglio di quanto pensiate

“Ti ho sopportato urlare di buona mattina all’incomprensibilità di una lingua non tua, a la Gare du Nord e osservato ridere genuinamente alla vista di un cane rasata in parco Herastrau; mi hai presa in giro tra le case d’epoca del Museo del Villaggio e preso in cura quando hai pensato mangiassi troppo poco da Caru cu Bere. Sei la mia valigia, quel qualcosa di indispensabile senza la quale non potrei partire -o forse potrei, consapevole di avere nel cuore una sagoma vuota, riempibile con nulla che non sia tu.

Abbiamo sempre viaggiato per il gusto di farlo, abbiamo sentito nuovi odori, sapori diversi, letto e provato ad articolare parole sconosciute, visto il temporale sopra palazzo CEC, ascoltato messe ortodosse, imparato.

Abbiamo tastato con mano quanto il mondo possa essere uguale nella sua diversità ed è stato guardando il tuo profilo sullo sfondo del Parlamento che ho capito essere quello che voglio fare per il resto della mia vita: prendere un aereo nel fine settimana e trovarmi davanti al tabellone che indica dove si potranno recuperare i bagagli, camminare col sole in faccia e la voce della guida multimediale nelle orecchie.

Voglio ancora e ancora vederti prendere il sole sul bordo di un fiume cittadino, esaltarti per la scritta hollywoodiana Brasov che di Hollywood ha solo i caratteri, sorridere nonostante la stanchezza, prendere il gelato tra la gente e sentirci parte di un qualcosa dannatamente felice.

Poi tornare in una casa non nostra ma renderla tale e sentirti -sentirti forte, nel cuore, nella mente, sulla carne, nel sangue, ovunque.”

Bucarest+ Brasov, diario di bordo

 

Di discorsi stereotipati ne è pieno il mondo, di paure basate su infondatezze ne è ancor più pieno il cuore. Eppure un’offerta di Ryanair -ricorrente tra le altre cose, per cui, se avessimo attirato la vostra attenzione dopo questo post, perchè no?- ci ha, grazie al cielo, liberati di quella che era una insipida sensazione a pelle.

Una sera Simone mi ha telefonato con nel carrello della compagnia aerea due biglietti per Bucarest, “allora io prenoto”. E così fece.

Non so voi ma per noi era un enorme buco nero come stato, sentir parlare di Romania non ci riportava alla mente nessun tipo di nozione, di informazione, di qualcosa. Per cui alla partenza eravamo due tele bianche immacolate e non immaginavamo neanche quanti colori, odori, usanze e paesaggi si sarebbero impressi sopra.

Devo dire che non è stata proprio Bucarest a rubarci il cuore, quanto Brasov. Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di una piccola cittadina a 171 km dalla capitale, in Transilvania, immersa nel verde delle pinete e la tranquillità degli altipiani.

Arrivarci è stata un’impresa non da poco, tra treni persi, treni che non sapevamo di poter prendere, treni in ritardo, biglietti sbagliati, capotreni magnanimi e un viaggio di circa un paio di ore in piedi, in una carrozza non condizionata… ma ne è valsa la pena.

Avete presente i villaggi di cui si legge nei libri delle favole? Con le case dai tetti borgogna e le mura beige? Con i raggi del sole che filtrano tra le fronde dei parchi e la strada principale piena bar frequentati da persone felici? Avete presente? Quelli dove si entra per chiedere una spremuta e loro ti offrono un dolce e lo fanno con un sorriso tanto grande che non puoi rifiutare? Ecco, Brasov sembra venuta fuori da un libro. Le uniche cose in grado di rendere la città reale era l’insistenza del sole, tanto caldo da essere insopportabile nelle ore più calde della giornata e l’enorme scritta BRASOV in stile hollywoodiano sulla parete di una delle colline circostanti, quest’ultima un po’ troppo pacchiana per provenire da una fiaba. Ma per il resto, i mercatini dell’antiquariato, il baracchino delle bevande, la fontana della piazza centrale, la serenità e l’armonia delle vie, sembrano fatti apposta per incantare i turisti.

L’abbiamo visitata con calma, gustandocela senza fretta, ascoltando la voce della guida attraverso le cuffie raccontarci aneddoti e riferimenti storici.

 

Lo sapevate che è stata fondata da un gruppo di cavalieri teutonici, che per questo il suo nome un tempo era Kronstadt e che divenne città rumena solo dopo la fine della 1° guerra mondiale? Lo sapevate che la Chiesa Negra deve il suo nome al colore che ha assunto dopo un incendio nel 1689? E lo sapevate che il passaggio pedonale di Str Sforii (via della corda), è considerato uno dei più stretti e claustrofobici d’Europa? Poi poi poi dovete assolutamente sapere che da lì a mezz’ora di distanza, trovate nel paesino di Bran il castello che ha ispirato quello del Conte Dracula -ndr. il reale castello dove è vissuto il celeberrimo Vlad in realtà è andato distrutto e non esiste più.

 

Bucarest ci ha colpito di meno, semplicemente perchè è la classica metropoli: trafficata, piena di gente, di case, di cose… Ciononostante pulita, ordinata, curata, piena di aree verdi. Viene chiamata “Piccola Parigi” per la struttura della città, per la sua natura piena d’arte e per un grande incrocio di strade che riporta alla mente gli Champs Elysie. Ma a differenza di Parigi è a prova d’uomo, si può arrivare quasi ovunque camminando.


Eppure Bucarest ha una cosa che è invidia di tutto il mondo e della quale, scommetto, nessuno di voi sa di cosa parlo…

attimo di suspance…

rullo di tamburi…

sbadiglio per rendere l’attesa ancora più lunga…

Il Parlamento rumeno, nonché il secondo edificio più grande del mondo dopo il Pentagono negli USA! Un meraviglioso palazzo voluto dal dittatore Nicolae Ceaușescu e costruito a discapito dello stesso debito pubblico del paese.

Vi dico soltanto che è così lussureggiante che il lampadario più grande pesa tre tonnellate e ha circa 7.000 lampadine -ndr. per rendere l’idea è come se un elefante africano delle foreste pendesse dal soffitto agghindato di lampadine!

Non mi credete sulla parola? Allora che ne dite di partire e portarmi dietro? Mi faccio piccola piccola nella valigia e non disturbo, promesso! Anzi, magari vi posso pure dare un paio di consigli su come viverla senza neanche una minuscola pecca.

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